dopo l’entusiasmo infantile che però non aveva convinto i migliori osservatori, adesso si sta vedendo cosa c’era in quel rapporto di Comey, ex capo FBI licenziato da Trump.
Ma si nota già che, come anche indicato dall’ex capo di Gabinetto generale Kelly, l’ambiente d’illegalità era condiviso da tanti collaboratori alla casa bianca. in effetti il buonsenso portava a meravigliarsi del come una persona che ha una storia di innumeri casi passati nei tribunali (a suo dire ha avuto un centinaio di avvocati in vita sua), e quindi di innumeri casi di decreti impugnati o modificati dai giudici, può determinare sia la onestà o disonestà dei suoi collaboratori ed esecutori imponendogli la ‘fedeltà’ al capo. si può pensare che nella tradizione anglo-sassone si rinuncia a pensare quando si riceve un ordine, lo si è visto coi tedeschi ma lo si vede anche nella disciplina di partito nella brexit inglese. lo si deve ricordare perché sia Kelly che Mc Master che Mattis tutti e tre questi generali hanno preferito non dire niente dopo l’uscita dalla casa bianca con la teoria che avrebbero potuto danneggiare la Nazione.
Ma così come i governanti europei non erano riusciti a capire la portata ed i costi del giocare sui derivati, così adesso non si riesce a capire la portata dei danni -sopratutto nelle relazioni interpersonali tra persone che hanno lavorato assieme per decenni- nè a regolamentare le speculazioni degli ‘hedge fund’ tipo Blackrock, Blackstone, Elliott e compagnia cantante. la cosa più curiosa è che appunto non avendo regole possono dare alti rendimenti a chi gli affida qualche miliardo di dollari, tra i quali si trovano anche risparmi sovrani, di governi, oltre che di pensionati e finanzieri. Nel caso del presidente statunitense non si riesce a capire nè a controllare, nè tantomeno a ridurre i danni che fa una persona di mente instabile causando la salita e lo scendere e ancora il sù e giù del prezzo del petrolio per esempio ma anche di una massa enorme di altri indici economici. Se si va a vedere l’odio profondo, patologico verso l’Iran in particolare, si trova che anche facendo danni alla propria nazione si cerca in tutti i modi la maniera di distruggerne sia l’economia che il buon nome. Certo anche il rieletto presidente israeliano ha detto che la sua missione è distruggere, per quello che possa significare di vacuo, l’Iran, però vedere l’ostilità statunitense verso un paese che non ha fatto male a nessuno mentre gli europei si vantano di valori comuni, di leggi (?) ed altre scempiaggini è alquanto desolante. fin dal primo giorno di presidenza si è iniziato a demonizzare l’Iran, poi messo assieme ai paesi ‘prevalentemente’ musulmani, mentre adesso si mette assieme il Venezuela perché al governo c’è un vice di origine libanese. Quando ci sarà qualcuno nei governi europei che si renderà conto di quanto è pusillanime essere alleati di gente simile? Bisogna però dimenticare che gli statunitensi si correggano da soli, eprché anche in questi giorni sia il partito repubblicano che ‘la base’ stanno lavorando per eliminare altri candidati alle prossime elezioni presidenziali. Rivogliono ‘er puzzone’ direbbe il compianto Andreotti…