Qualcuno, dei così detti intellettuali, l’aveva giustificato dicendo che era cosa buona, cosa giusta, se… era verso i fascisti. Ma chi è più equilibrato non lo sente e non lo sopporta nel sentirlo e vederlo, anzi, prova irritazione. Così come si può dire qualsiasi cosa senza usar parolacce, si può anche non voler avere a che fare con chi ha pulsioni di briga. In questi giorni però si vede-sente parlare troppo di odio e si vede-sente poi che appare qualcuno che, dopo una vita vissuta odiando e definendo chi ha idee diverse di malato mentale o che non sa cosa dice, sostiene di voler parlare d’amore. Verrebbe quindi automatico dire benvenuta, ma purtroppo quello che è stato definito ‘odio’ da qualcuno e ripreso dalle masse di popolo, politici, intellettuali, etc.. per finire ai 600 sindaci ‘scortatori’, non era affatto odio ma, nei millenni, è sempre stato meglio definito come ‘antipatia’, al limite ‘disprezzo’ per svariate ragioni. Per questo sentir dire ora che si deve parlare d’amore viene automatico capire se chi lo perora può essere sospettato di non poterlo sentire. Se uno/a che odia dice di voler parlar d’amore è quantomeno confuso e forse insincero. Andiamo dunque a parlare d’amore coi giornalisti che erano o sono ancora in paesi come Libano, Siria, Palestina e chiediamogli di fare una statistica con una mezza dozzina di passanti per strada chiedendo a loro se sentono amore per i vicini. E’molto probabile che la maggioranza di loro abbia un membro della propria famiglia ammazzato e forse spiegheranno perché amano in quel modo… Ma ancora di più andiamo a chiedere perché vediamo una feroce ossessione patologica di persecuzione del popolo iraniano da parte del duo famoso per ‘impeachment’ e rinviato a processo con capi d’imputazione vari. Dopo tutto questo sapremo di più su chi straparla d’amore e chi straparla di odio+